martedì 30 dicembre 2014

[RECE] Boyhood


E' sempre difficile spiegare cosa distingue un regista da un mero operatore. Ecco, questo film è la risposta al dilemma. Richard Linklater è un signor regista.

"Boyhood" è un'idea cinematografica tanto geniale quanto folle. Le riprese del film sono iniziate senza una sceneggiatura completa e sono durate dodici anni (in modo non continuativo) in modo da seguire la naturale crescita del protagonista della pellicola (e di tutti gli altri personaggi), senza forzare alcunchè.
La trama del film è ininfluente, è un susseguirsi di momenti chiave della vita del ragazzino, che cresce a vista d'occhio, modificando il suo aspetto, la sua voce, il suo comportamento.
Il tutto contestualizzato nell'andamento altalenante della vita della madre, non proprio fortunata in fatto di uomini e finanze, e della ricostruzione del rapporto con il padre assente nei suoi primi anni di vita.
Colpisce da morire il fatto che il risultato di questa pellicola in continuo divenire funziona come se fosse stata studiata a tavolino. La realtà delle cose è che è stato scritto (da Linklater stesso) man mano, con contributi da parte degli attori stessi, che la hanno arricchita portando le proprie esperienze di vita e della propria infanzia. E' un film molto lungo (quasi tre ore), ma molto piacevole da guardare, recitato con maestria anche dagli attori più giovani.
E' un film vero, realistico fino a far male: le lamentele dei due bambini, ancora piccoli e non capaci di capire tutto, dopo aver lasciato il secondo padre alcolizzato e costretti a cambiare città e scuola credo mi rimarranno impresse.
Il senso di tutto il progetto è racchiuso nelle ultime battute del film (l'unico punto fisso presente sin dall'inizio della lavorazione), ma ve lo lascio interpretare a modo vostro.

Il lavoro di Linklater ha del miracoloso: è riuscito a farsi finanziare il progetto per tutti questi anni lavorandoci in piena libertà (complimenti alla lungimiranza dei produttori, anche perchè non è costato proprio pochissimo), mantenendo il rapporto di fiducia con tutti gli attori coinvolti, che si sono prestati alle riprese anche facendo sacrifici non indifferenti (per esempio Patricia Arquette ci ha lavorato negli weekend di pausa delle riprese di Medium, serie televisiva di cui è stata protagonista per anni).

Un esperimento cinematografico unico ed irripetibile, conferma di un grande talento.
E sono contentissimo che la risposta di critica e pubblico sia stato notevole (a fronte di 4 milioni di budget, ne ha incassati quasi 45).
Bello bello bello.

domenica 28 dicembre 2014

[RECE] Il Ragazzo Invisibile


Se il buongiorno si vede dal mattino, io sono soddisfatto.

Sono andato al cinema con aspettative molto basse, dopo che questo progetto, nato con tutte le intenzioni giuste, è stato massacrato abbastanza all'unanimità (chi più chi meno).
Proporre un film di genere fantascientifico in Italia è qualcosa di coraggioso, che purtroppo e inspiegabilmente non si vedeva da anni (se non per qualche imbarazzante eccezione sporadica).
"Il Ragazzo Invisibile" fa parte di un progetto multimediale che comprende un fumetto, edito Panini Comics e scritto dai tre autori della sceneggiatura e da Diego Cajelli (affermato sceneggiatore fumettistico), questo film e un romanzo. Tutti e tre i prodotti coprono circa lo stesso periodo temporale, con punti di vista diversi (il romanzo mi manca, recupererò).

La storia non è nulla di rivoluzionario: un ragazzino sfigatissimo un giorno scopre di avere il potere di diventare invisibile e mentre cerca di capire e controllare le sue capacità si trova coinvolto in un giro di rapimenti di bambini, che lo porterà a scoprire le sue origini.
Senza andare troppo nel dettaglio l'ambientazione, per quanto semplice (c'è più di quello che ho detto, voglio evitare spoiler), funziona molto bene, lasciando molte diramazioni aperte e approfondibili in un eventuale (ma, ad occhio, poco probabile) seguito.
La sceneggiatura non è perfetta, molte dinamiche sono frettolose (sfiorando il ridicolo in alcuni passaggi, come il primo incontro fra il protagonista e la sua innamorata sull'altalena) e alcuni dialoghi sono davvero scarsini, ma è una caratteristica che hanno anche parecchi film blockbuster, non mi sembra il caso di accanirsi.
Gli effetti speciali usano la regola "pochi ma buoni", e sono davvero sorpendenti (e amalgamati con maestria nel contesto).
La recitazione è il punto debole del tutto: al di là dei giovani protagonisti, che si possono criticare fino a un certo punto (e che anzi sono forse i migliori del lotto), i comprimari adulti non sono all'altezza, la recitazione è piatta e poco incisiva. Si poteva fare molto di meglio.
La regia di Salvatores è pulita e riesce a tenere insieme tutti i pezzi, senza guizzi particolari. Meno di pregio la fotografia, la cura dell'immagine si meritava di meglio, ma visto il budget limitato (otto milioni di euro) non si è voluto forse strafare in quell'ambito.

Non è un capolavoro, non è un film perfetto, ma se questo è un banco di prova sul genere, direi che è un test superato (con ampio margine di miglioramento).

Fossi stato io a decidere, avrei usato in modo diverso il budget rimandando la componente multimediale (che è sempre espandibile a postumi) e concentrandomi più sull'aspetto visivo del film, in modo di ottenere il risultato migliore sulla componente core del progetto.
E, ecco, magari spingere in modo che non uscisse nella settimana più densa di uscite dell'anno, dandogli un suo spazio in cui emergere, non avrebbe fatto schifo eh...


venerdì 26 dicembre 2014

[RECE x2] Sin City - Una Donna Per Cui Uccidere / Un Milione di Modi Per Morire Nel West




Approfittando delle ferie, mi sto recuperando anche qualche film arretrato. Sarò breve a questo giro :-)

Sin City - Una Donna Per Cui Uccidere
Il primo Sin City mi era piaciuto parecchio. A postumi forse si trattava di un mero esercizio stilistico, ma mi aveva soddisfatto. Questo secondo capitolo no. Innanzitutto è uscito parecchio fuori tempo massimo (la lavorazione è stata parecchio travagliata), tanto che il cast ha avuto ben tre defezioni notevoli, tra cui addirittura due morti (Brittany Murphy e Michael Clarke Duncan, mentre al posto di Clive Owen vediamo Josh Brolin). La messa in scena è davvero bruttina, per essere una produzione Hollywoodiana: capisco che l'effetto di "finto" è volutissimo per emulare le tavole di Miller, però sembra davvero amatoriale in alcuni segmenti. Anche la sceneggiatura, letterale dal fumetto come nel primo capitolo, risulta noiosa e discontinua. In due parole, un esperimento che era meglio non ripetere. Nota a parte per Eva Green, che è perfetta in ogni senso possibile e milleriana fino al midollo. Un vero peccato.

Un Milione di Modi di Morire nel West
Mi sono rifiutato di vederlo al cinema in italiano dopo il trailer, sentendo la scelta da dementi di mettere la voce di Peter Griffin a Seth MacFarlane. Non credo che la cosa debba essere commentata. L'ho visto in originale, in modo da prescindere da eventuali stupri nell'adattamento. Ma, a differenza di Ted che mi aveva fatto morire dal ridere, questo mi è piaciuto a metà.
Il cast è stratosferico: MacFarlane stesso, Charlize Theron (splendida da mozzare il fiato), Liam Neeson, Giovanni Ribisi, Sarah Silverman, Neil Patrick Harris, Amanda Seyfried. 
Nonostante il potenziale, il film si perde in troppe scene di umorismo da cinepanettone (in alcune è solo girato meglio, ma il livello è quello), e gira un po' su se stesso perdendo il suo senso comico puntando forse troppo sulla componente romantica del film. Che non è un male, in generale, ma avrebbe dovuto prendere una decisione più netta sul tipo di film che voleva fare.
I due camei notevoli presenti nel film evito di dirli, non vi rovino la sorpresa (ma sono azzeccatissimi). Risulta comunque carino, ma nulla più.

mercoledì 24 dicembre 2014

Black Mirror


C'era un tempo in cui il sottoscritto divorava serie senza sosta. Ero io quello che, a tutti, dicevo "Ma l'hai vista questa?" "Ma come no! Recupera subito!".
Quel tempo è passato. Questo vizio che ho di lavorare e di avere il minimo sindacale di vita sociale mi ha tolto tempo e fatto lasciare indietro un sacco di cose bellissime. Tra cui "Black Mirror".

In questo momento in cui il tempo è tiranno, amo le serie inglesi. Brevi, intense.
Sette episodi, due stagioni da tre e uno speciale di Natale. L'ho divorata.

Che cos'è "Black Mirror"? Innanzitutto non è una serie televisiva. Non almeno nel modo in cui concepisco io le serie televisive. E' una serie antologica, con ogni episodio separato dagli altri per cast, ambientazione e trama. L'unico filo sottile che lega gli episodi è un evidente stile di fondo, che punta ad analizzare aspetti della nostra società e del rapporto con la tecnologia, portandolo agli eccessi (e nemmeno sempre) e vedendo le conseguenze. Per questo motivo è definibile come una serie di fantascienza, ma di stampo colto e non spettacolare. Anche perchè tutta la serie è sviluppata con due soldi (usati benissimo) da un canale minore inglese. E' un po' come se LA7 si mettesse a produrre serie. Beh, questa è scritta però da un genio.

Sono pochi episodi, e ce ne sarebbe da parlare parecchio di uno per uno, mi limiterò a due righe di commento (spoiler free!), giusto per incuriosire.

1x01 - The National Anthem
Una bellissima principessa viene rapita e il rapitore chiede, per restituirla, che il primo ministro inglese faccia sesso con una scrofa in diretta televisiva. Spoiler: non andrà a finire bene. 
Una critica spietata verso la dipendenza da cronaca.

1x02 - 15 Millions of Merits
In un futuro/dimensione alternativa non specificata la grande maggioranza delle persone per vivere accumula punti pedalando su una bicicletta da palestra. Chi non è idoneo o non ce la fa diviene un semi-schiavo, mentre l'unica via d'uscita è accumulare 15 milioni e tentare di diventare famoso in un concorso a-la X-Factor. Una satira nemmeno così tanto estrema del consumismo e del modo in cui i bisogni vengono creati.

1x03 - The Entire History of You
La più bella del lotto (secondo me). Un chip impiantato nel cervello permette di memorizzare, ricercare e riprodurre i propri ricordi, riuscendo ad analizzarne ogni minimo particolare. Con questa idea si poteva fare chissà che cosa. La scelta dell'autore è invece di focalizzarsi su una coppia e la disgregazione della loro fiducia reciproca. Per la cronaca, Robert Downey Jr. ha già opzionato questo episodio per una trasposizione sul grande schermo.

2x01 - Be Right Back
Questa è quella che mi è piaciuta di meno. Dopo la morte del marito, una donna si rivolge ad un'azienda in grado di ricrearne una versione digitale estrapolando la sua personalità dalla sua attività su internet. In alcune cose mi ha ricordato "Her" di Spike Jonze, ma in generale l'ho trovato un po' poco riuscito, anche se fa pensare su quanta poca differenza ci sia fra il nostro Io digitale e quello reale.

2x02 - White Bear
Una ragazza si sveglia in una casa che non conosce, e si ritrova assediata da un insieme di persone che vuole ucciderla, mentre altri riprendono e fotografano il tutto divertiti. Devo dire che non è tutto quello che sembra? Due parole: IL DISAGIO. Non posso dire il vero tema dell'episodio senza spoilerare, ma alla fine del tutto sarà abbastanza evidente.

2x03 - The Waldo Moment
Un comico che doppia un personaggio animato satirico si trova invischiato in politica quando le critiche esposte, seppur sterili, mescolati ad insulti spesso gratuiti e volgarità ricevono più attenzione delle proposte dei politici veri (più o meno degni di attenzione), riuscendo a superarli in consensi. E le cose degenerano molto presto. Mi ha ricordato qualcosa... Boh :-).

Christmas Special - White Christmas
Ultimo episodio uscito, e schizzato dritto tra i migliori della serie. Lungo il doppio di un episodio normale, sarebbe con pochissimo sforzo in più potuto essere un film. Due persone, che vivono insieme da cinque anni ma non si sono mai parlati (strano eh?) si raccontano le storie delle loro vite e in che modo se le sono rovinate. Non mi dilungo nei dettagli, ma dico solo che quando ho intuito dove stava andando a parare (non molto prima che lo si esplicitasse) il mio disagio ha fatto il giro e mi sono messo a ridere. Capolavoro.


In fondo, l'unica critica: la prima stagione e lo speciale di Natale hanno una netta ed esplicita divisione in capitoli che rompe la narrazione ed è abbastanza fastidiosa. Sono sicurissimo che ci sia una motivazione dietro. Ecco, non l'ho capita... Se qualcuno lo avesse fatto, lo ascolto volentieri :-)

Morale, recuperatela. Ci mettete anche poco...

E un grazie dovuto a chi ha insistito perchè la vedessi...

sabato 20 dicembre 2014

[RECE] Gone Girl


L'ho atteso tantissimo, e ne è valsa la pena.

Sopravvalutando l'intelligenza della distribuzione italiana ho letto il libro a fine settembre, pronto a vedere il film il 6 ottobre, che era la data d'uscita americana. Da noi lo hanno fatto uscire la settimana di Natale, in modo da essere sicuri che venisse fagocitato dalle uscite natalizie. Complimentoni.

Lo dico da subito. E' una delle trasposizioni più riuscite e fedeli al romanzo di partenza che mi sia capitato di vedere. Le considerazioni narrative che si possono fare sono condivise fra libro e film. Non a caso la sceneggiatura è scritta dall'autrice del libro, che ha fatto un lavoro magistrale.

La storia si apre presentando questa coppia di innamorati, Nick e Amy Dunne. Un mattino di luglio Nick torna a casa e la ragazza è scomparsa, con evidenti indizi di lotta nel salotto da casa.
L'uomo chiama la polizia, cercando di capire cosa sia successo. Da quel momento la vicenda è narrata su due diversi piani temporali. Il punto di vista di Nick racconterà i fatti nel presente, mentre il punto di vista di Amy, narrato tramite il suo diario, racconterà i retroscena dei cinque anni precedenti.
Inutile dirlo, nulla è come sembra. Quella che all'apparenza è una coppia perfetta e affiatatissima nasconde dei grossi problemi, sopiti dietro ad una maschera necessaria per la sopravvivenza del loro matrimonio.
E qui, per me e per chiunque voglia parlare di questa storia, arriva il difficile. Lo svolgimento dei fatti prende una piega ben diversa, ma spiegarlo significherebbe spoilerare senza pietà. E siccome odio farlo, eviterò. Mi limiterò a dirvi che il tutto diventa un thriller tesissimo, che porta ad un finale che vi farà rivoltare lo stomaco (in senso buono si intende).

Come dicevo all'inizio, la trasposizione è perfetta. La sceneggiatura non perde un colpo in tutto il film (che non è proprio brevissimo) e tutti gli elementi che compongono il libro hanno il loro giusto spazio (non credo sia rimasto fuori nulla di rilevante).

La regia di Fincher è eccelsa, e si conferma uno dei migliori cineasti in circolazione. Ok, ammetto che mi manca un po' il suo sperimentare degli inizi ("Fight Club", "Seven" e il sottovalutato "Panic Room", su tutti, li ho amati alla follia), mentre da "The Social Network" in poi il suo stile è diventato più "liscio", ma ha una gran mano.

Il casting è azzeccato come non mai.
Io sono del Team Ben. Non so più cosa debba fare per farsi riconoscere dei meriti attoriali. E' innegabile che sia partito come un gigione poco espressivo, ma negli ultimi anniè stato capace di sfruttare questa sua caratteristica come forza (sia a livello attoriale che come regista). E in questo ruolo il suo distaccamento emotivo dagli eventi (che ha un valore narrativo non indifferente) è giustificato ed è solo un valore aggiunto. E ora lo aspettiamo come il Goddamn Batman.
Rosamunde Pike è splendida e capacissima di rendere le molteplici "facce" di Amy, da quella angelica a quella demoniaca.
Anche il resto del cast secondario rende i personaggi descritti da Gillian Flynn con grande maestria, e su tutti Neil Patrick Harris, dopo averci abituato a tutt'altre interpretazioni, rende il viscidume del personaggio di Desi in maniera superba. E, aggiungo, Carrie Coon dopo The Leftovers (che è splendida, recuperatela) e questo, è la mia nuova screen crush.

Lo consiglio tantissimo. Ecco, forse è sconsigliato vederlo con la vostra ragazza/o se il vostro rapporto è in crisi. E' un suggerimento da amico....

mercoledì 12 novembre 2014

[RECE] Interstellar


Arrogante, spocchioso, audace, lunghissimo.
Interstellar è tutto questo e di più.

Questa recensione non conterrà spoiler, andate tranquilli, non ho intenzione di rovinarvi nulla.

Nolan, regista capace di scatenare i fanboysmi più beceri e istigare odi altrettanto viscerali, a questo giro ha davvero osato, uscendo dalla sua comfort-zone. Ha fatto il passo più lungo della gamba?

Interstellar è, prima di tutto, un film non per tutti. Se volete un blockbusterone d'azione, virate dritti verso i "Guardiani della Galassia" e andate sul sicuro.
Ma, al contempo, è il tentativo di Nolan di fare un hard sci-fi che potesse essere recepito da un grande pubblico. E' sostanzialmente un film d'autore con un budget enorme, un cast stellare e la promozione di un blockbuster.
I riferimenti del film sono parecchi, ma su tutti è indubbio che il modello su cui l'intero (o quasi) film è costruito sia "2001 - Odissea nello Spazio" (film con cui ho un rapporto difficile ma indiscutibile pietra miliare del Cinema tutto). Il progetto è un rimaneggiamento di una prima stesura di Jonathan Nolan (fratello di Christopher) per Spielberg e visto che l'ultima volta che il regista di E.T. ha tentato di fare Kubrick è uscito "A.I.", siamo contenti che le cose siano andate in modo diverso...

Non vi ammorbo con la trama. Vi reindirizzerei a Wikipedia ma vi spoilereste tutto lo spoilerabile. Guardatelo.

Tornando all'inizio: è un film riuscito? Se, pistola alla tempia, dovessi dire sì o no, sarebbe un sì.
Ma ci sono cose che funzionano benissimo e cose che proprio no.

Le cose che funzionano benissimo sono, come prevedibile, le cose che Nolan sa far meglio: far rimanere lo spettatore con gli occhi appiccicati al film e rendendo vivida ogni cosa che mette su schermo. A livello registico è impeccabile, non è una sorpresa.
Effetti speciali, recitazione, musiche (molto efficaci) tutto a livelli eccellenti. La resa visiva del buco nero "protagonista" del film è eccezionale (anche se i livelli raggiunti da Inception a livello visivo sono imbattuti).

Quello che invece scricchiola è la sceneggiatura.
Il motivo principale è che cerca di fare una cosa che ai Nolan non esce benissimo: cercare di affezionare gli spettatori ai propri personaggi. Ogni volta che tenta di essere sentimentale, il film vira verso scene stucchevolissime e spesso poco riuscite (nonostante gli attori ci mettano tutto l'impegno del mondo).
I Nolan sono autori freddi e calcolatori e questo, in generale, non è un male. Non è un caso che gli sia uscito così bene Batman mentre quando la Warner ha deciso di applicare pedissequamente il loro stile (seppur tramite altre mani) a Superman sia andata com'è andata.
Poi, a margine, sono numerose le "stranezze" (chiamiamole così perchè gli vogliamo bene) che bucano lo script (passaggi narrativi poco sensati, comportamenti dei personaggi poco comprensibili). Ma la capacità di Nolan si vede anche nel far funzionare il tutto nonostante questi problemi e alla fine mi ha soddisfatto. La sceneggiatura è circolare e i pezzi tornano (quasi) tutti.

Trovo invece abbastanza ridicole le critiche verso la parte scientifica del film. Vero che è un hard sci-fi, e che dunque dovrebbe essere molto vicino alla realtà, ma non è un documentario. Non mi aspetto nè pretendo che tutti i concetti di fisica esposti siano corretti o nemmeno reali. Mi basta che siano coerenti all'interno della pellicola, e in questo non ho trovato gravi problemi (ecco, a parte la scena dei 23 anni. Capirete quando vedrete).

Per tirare le fila, non un film perfetto, secondo me un grande film riuscito in buona parte, ma che ha mostrato un non indifferente coraggio e voglia di osare da parte dei suoi autori, e questo per me è già un pregio.

Ecco, di sicuro non è il film migliore dei due inglesi. "Memento" rimane (per ora) insuperato ai miei occhi.

P.S.: Jessica Chastain ti amo, sappilo.





domenica 26 gennaio 2014

[RECE] The Wolf of Wall Street


Uno dei film che attendevo di più quest'anno, e che per fortuna non mi ha deluso affatto (un altro 2013 sarebbe doloroso...).
"The Wolf of Wall Street" è il nuovo lavoro di Martin Scorsese, scritto dal fidato Terrence Winter (showrunner di Boardwalk Empire e sceneggiatore per i Soprano, un pivellino insomma) e interpretato, in modo tanto per cambiare magistrale da Leonardo di Caprio.
Partiamo da qui. Dichiaro ufficialmente di essere un fanboy dei più beceri per l'italo americano, che ritengo il più grande attore di questa generazione. E' stato capace di scegliersi ruoli non semplici dopo l'exploit di Titanic, imparando dai migliori e diventando uno di loro. In questo in particolare, l'influenza di Jack Nicholson è quasi impressionante, arrivando addiritura a somigliargli fisicamente. Il ruolo di cazzone piacione in questo film gli calza a pennello, ed è sublime in ogni registro imposto dalla sceneggiatura. E' indiscutibile, dateglielo questo Oscar porco cane...
Cosa dire del resto del cast? Jonah Hill, su tutti, ci regala una performance magnifica e sorprendente. E il resto? Rob Reiner esilarante, Kyle "Coach Taylor" Chandler buca lo schermo come al solito (è un attore sottovalutatissimo), e pure tutto il resto dei comprimari non sfigura. Nota a parte, concedetemela, la seconda moglie. Dove si trovano così? Me ne date un paio? Da togliere il fiato (ed è una '90 porco cane... o sto invecchiando io e non me ne voglio rendere conto oppure negli omogeneizzati c'è davvero qualcosa di potente).
Il "cazzone piacione" protagonista del film, tratto dall'autobiografia di Jordan Belfort (presente tra l'altro in un cameo nell'ultima scena), è un ragazzo che partendo dal nulla ha costruito un impero finanziario basato su bolle speculative e truffe, il tutto contornato da una vita costituita da dissolutezza, alcol, droghe e donne (e nessuno di questi elementi è accennato vagamente, anzi, il tutto è mostrato senza alcuna remora), il tutto fino al suo inevitabile arresto. Il personaggio è dipinto nello stesso modo in cui lui stesso si vedeva al culmine del successo e della ricchezza, evidenziata come unico valore esistente.
Il registro di tutta la pellicola è quello della commedia, concedendo al pubblico una quantità notevole di risate (amarissime) che rendono le tre ore di durata scorrevolissime, nonostante il tema sia decisamente serio.
Perchè, inutile dirlo, è a causa di personaggi come questi (o meglio, del sistema che hanno supportato) che è scoppiata la più recente crisi economica. Il pericolo di questo registro è quello di trasformare il cattivo in eroe, rendendo la sua vita inevitabilmente figa e attraente. La colpa di questo rischio è il non mostrare mai le conseguenze delle azioni del protagonista (anche gli effetti dell'abuso di droga sul suo corpo sono visti in modo esclusivamente comico) ma vedere il tutto come un infinito ottovolante. Belfort è tuttora visto come personaggio di culto, nonostante sia a tutti gli effetti un criminale, tanto che il suo lavoro attuale, uscito di prigione, è quello di speaker motivazionale (attività che si vede nell'ultima scena del film).
E' molto facile fraintendere il messaggio del film, la scelta di questo registro è abbastanza curiosa, e delega l'intelligenza dell'analisi della storia interamente allo spettatore. Non condivido molto la scelta (il pericolo è troppo alto), ma tant'è.
Fatto sta che il film scorre come un treno, la scrittura è eccellente (Winter in un registro così comico non me lo sarei aspettato dopo Boardwalk) e come già detto le interpretazioni sono memorabili.
La competizione attuale fra le uscite è con American Hustle, che secondo me non lo vede nemmeno col binocolo questo film sotto nessun aspetto (nonostante Jennifer "SposamiSubito" Lawrence).
In due parole, consigliatissimo, è sia grande cinema che grande cinema di intrattenimento, un connubio che è sempre più raro da trovare.
"Quei bravi ragazzi" hanno colpito ancora ;-)




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