domenica 26 gennaio 2014

[RECE] The Wolf of Wall Street


Uno dei film che attendevo di più quest'anno, e che per fortuna non mi ha deluso affatto (un altro 2013 sarebbe doloroso...).
"The Wolf of Wall Street" è il nuovo lavoro di Martin Scorsese, scritto dal fidato Terrence Winter (showrunner di Boardwalk Empire e sceneggiatore per i Soprano, un pivellino insomma) e interpretato, in modo tanto per cambiare magistrale da Leonardo di Caprio.
Partiamo da qui. Dichiaro ufficialmente di essere un fanboy dei più beceri per l'italo americano, che ritengo il più grande attore di questa generazione. E' stato capace di scegliersi ruoli non semplici dopo l'exploit di Titanic, imparando dai migliori e diventando uno di loro. In questo in particolare, l'influenza di Jack Nicholson è quasi impressionante, arrivando addiritura a somigliargli fisicamente. Il ruolo di cazzone piacione in questo film gli calza a pennello, ed è sublime in ogni registro imposto dalla sceneggiatura. E' indiscutibile, dateglielo questo Oscar porco cane...
Cosa dire del resto del cast? Jonah Hill, su tutti, ci regala una performance magnifica e sorprendente. E il resto? Rob Reiner esilarante, Kyle "Coach Taylor" Chandler buca lo schermo come al solito (è un attore sottovalutatissimo), e pure tutto il resto dei comprimari non sfigura. Nota a parte, concedetemela, la seconda moglie. Dove si trovano così? Me ne date un paio? Da togliere il fiato (ed è una '90 porco cane... o sto invecchiando io e non me ne voglio rendere conto oppure negli omogeneizzati c'è davvero qualcosa di potente).
Il "cazzone piacione" protagonista del film, tratto dall'autobiografia di Jordan Belfort (presente tra l'altro in un cameo nell'ultima scena), è un ragazzo che partendo dal nulla ha costruito un impero finanziario basato su bolle speculative e truffe, il tutto contornato da una vita costituita da dissolutezza, alcol, droghe e donne (e nessuno di questi elementi è accennato vagamente, anzi, il tutto è mostrato senza alcuna remora), il tutto fino al suo inevitabile arresto. Il personaggio è dipinto nello stesso modo in cui lui stesso si vedeva al culmine del successo e della ricchezza, evidenziata come unico valore esistente.
Il registro di tutta la pellicola è quello della commedia, concedendo al pubblico una quantità notevole di risate (amarissime) che rendono le tre ore di durata scorrevolissime, nonostante il tema sia decisamente serio.
Perchè, inutile dirlo, è a causa di personaggi come questi (o meglio, del sistema che hanno supportato) che è scoppiata la più recente crisi economica. Il pericolo di questo registro è quello di trasformare il cattivo in eroe, rendendo la sua vita inevitabilmente figa e attraente. La colpa di questo rischio è il non mostrare mai le conseguenze delle azioni del protagonista (anche gli effetti dell'abuso di droga sul suo corpo sono visti in modo esclusivamente comico) ma vedere il tutto come un infinito ottovolante. Belfort è tuttora visto come personaggio di culto, nonostante sia a tutti gli effetti un criminale, tanto che il suo lavoro attuale, uscito di prigione, è quello di speaker motivazionale (attività che si vede nell'ultima scena del film).
E' molto facile fraintendere il messaggio del film, la scelta di questo registro è abbastanza curiosa, e delega l'intelligenza dell'analisi della storia interamente allo spettatore. Non condivido molto la scelta (il pericolo è troppo alto), ma tant'è.
Fatto sta che il film scorre come un treno, la scrittura è eccellente (Winter in un registro così comico non me lo sarei aspettato dopo Boardwalk) e come già detto le interpretazioni sono memorabili.
La competizione attuale fra le uscite è con American Hustle, che secondo me non lo vede nemmeno col binocolo questo film sotto nessun aspetto (nonostante Jennifer "SposamiSubito" Lawrence).
In due parole, consigliatissimo, è sia grande cinema che grande cinema di intrattenimento, un connubio che è sempre più raro da trovare.
"Quei bravi ragazzi" hanno colpito ancora ;-)




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