sabato 3 gennaio 2015

[RECE] Big Eyes


Questo periodo è troppo denso di film da vedere al cinema. Questa settimana ne avrei avuti tre: questo, American Sniper e The Imitation Game. Alla fine, ho deciso di rinunciare a quest'ultimo (anche perchè lo voglio vedere in originale per non perdermi parte della performance del buon Benedict).

Tornando in topic, questo è il primo film di Burton che vedo al cinema (o che in generale vedo) da Alice in Wonderland. Quel film mi ha scottato ed è stata una delusione così forte che ha compromesso in modo irreversibile il mio rapporto con il suo lavoro. E io Burton lo adoravo da morire (e lo faccio tuttora). Poteva essere il suo capolavoro (per ambientazione e tematica) e invece si è rivelato il suo lavoro peggiore (sì, secondo me anche del Pianeta delle Scimmie). Dopo quel tremendo film, che ha avuto un successo spropositato che non mi spiego tuttora, ha sfornato Frankenweenie, un remake di un proprio film e un film che inanellava tutti i clichè del suo cinema, Dark Shadows. Quando è uscito il trailer di questo sono rimasto stupito: niente Depp, niente Bonham-Carter, niente personaggi gotici/dark. Sin dal trailer si capiva che era un film atipico per lui, ho sepolto l'ascia di guerra e gli ho dato una nuova possibilità.

La pellicola racconta la storia (vera) di Margaret Keane e il suo secondo marito Walter, che per quasi un decennio vendette, spacciandoli per suoi, i quadri della moglie,  riconoscibili dai caratteristici enormi occhioni dei bambini protagonisti. La donna, figlia di altri tempi, ingenua e poco pronta ad affrontare la situazione, sottostà al volere del marito fino che la situazione esplode.
E' chiarissimo che il focus del film sia sulla figura di Margaret nel suo contesto storico, a metà fra un'icona della rivoluzione femminile in campo artistico e simbolo del becero stereotipo della donna sottomessa al volere del marito.
Le due figure sono complementari: lui, definizione da vocabolario di wannabe, del tutto privo di talento ma capacissimo a crearsi una rete di contatti, farsi notare e vendere; lei sincera, appassionata e talentuosa ma del tutto incapace di relazionarsi con il pubblico, a causa della sua personalità molto debole e manipolabile.

L'interpretazione della Adams è eccezionale, oltre ad essere di una bellezza illegale, e coadiuvata da una regia intelligente, che si nota nelle piccole cose (la scena del confessionale, oltre ad essere gustosamente - per un feroce anticlericale come il sottoscritto - non politically correct, è un gioiello di gusto di inquadratura). Waltz invece, devo essere sincero, non mi ha convinto. E' un attore enorme, e la cosa è indubbia, ma in questa parte sembra a tratti troppo trattenuto e in altre troppo espressivo. Splendida come sempre Kristen Ritter nel suo piccolo ruolo secondario.

Ecco, in tutto questo non ho capito cosa ci azzecca Burton. Se è una mera prova che è capace di fare altro uscendo dai suoi stilemi mi può star bene, ma se c'è una motivazione più profonda e legata al suo cinema io non l'ho capita. Anche perchè questo lavoro non è una marchetta, è un film che ha voluto, che ha avuto una lavorazione lunga e travagliata che lui è riuscito a portare a termine. Se qualcuno ha qualche idea, faccia un fischio.

Ah, servisse dirlo, i commenti mi fanno solo piacere, positivi o negativi che siano :-)

Clint, sei il prossimo...

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