venerdì 10 maggio 2013

[RECE x 2] Imaginaerum / La Casa (2013)

Oggi doppia recensione!

Imaginaerum
Questo è un piccolo film che sicuro come l'oro non vedremo mai trasmesso in sala in Italia. Anzi, troverei strabiliante anche solo fosse distribuito in DVD (un film scritto da un musicista metal? Scherziamo?).
E' la versione cinematografica dell'ultima fatica dei Nightwish, lo splendido album omonimo. Il gruppo finlandese l'ha realizzato insieme a Stobe Harju, regista del loro notevole video per "The Islander" (http://www.youtube.com/watch?v=5juc6fmgylw), che ha curato la sceneggiatura insieme a Tuomas Holopainen (tastierista, compositore e mastermind del gruppo) e l'ha diretto. Le coordinate del film sono quelle dal dark fantasy, e trasuda Burton e Gaiman da tutti i pori.
E'un piccolo film, cucito su misura per i fan del gruppo, che si trovano da subito attirati nel'universo che Tuomas è stato in grado di creare con le sue melodie, unite alla voce stratosferica (nell'eterna lotta Tarja/Anette sono nello schieramento Anette a mani basse) della Olzon. La componente musicale della storia è prominente, tanto che il gruppo nella sua completezza è parte integrante del film.
La trama, in due parole, racconta di Thomas (se non venisse colto, un chiaro alter ego di Tuomas stesso), un uomo anziano e malato che in punto di morte si ritrova bloccato in una fantasia legata alla sua infanzia e allo sviluppo della sua vita, vissuta sempre a metà fra sogno e realtà, causandogli la perdita della moglie e creando un'ambiguo ma vissuto negativamente rapporto con la figlia, protagonista del film nel lato reale della vicenda. Approfondire la trama non ha troppo senso, è un film che dura meno di un ora e mezza. Trasuda dello stile e della poetica del gruppo, ed è anche un buon lavoro a livello cinematografico (cosa che non ci aspetterebbe da un film finlandese praticamente indipendente), con dei buoni effetti speciali (forse un po' datati, ma che fanno il loro più che discreto lavoro), un eccellente ambientazione (che mi ha ricordato il misconosciuto ma eccellente "Mirrormask", partorito da quella coppia di geni che sono Neil Gaiman e Dave McKean), una buona recitazione e una buona sceneggiatura. Non il film del secolo, sia chiaro, ma una bella sorpresa. Poi beh ho adorato il disco e le melodie di Tuomas mi ammazzano...

La Casa (2013)
Avrei voluto sproloquiare un po' su questo. Ma poi ho letto la recensione dei 400 Calci: http://www.i400calci.com/2013/05/immobilismo-la-casa-2013/.
Ci ho rinunciato. Quella recensione rende perfettamente l'idea di quello che il film mi ha suscitato.
In due parole, non brutto (anzi), ma sostanzialmente inutile. E vedere un film del genere fatto in questo modo dopo Quella Casa Nel Bosco è come vedere una fiction RAI dopo aver visto "Boris" (con le debite differenze, chiaramente). Consigliato ai fan della trilogia (dei primi due almeno) e agli apprezzatori del genere, ma assolutamente niente di indimenticabile.
Con tutti i suoi difetti, Salem è una spanna sopra (al contrario di quello che si legge in giro).
P.s.: rimanete fino alla fine, fatevi del bene

P.s.2: il trailer red band è un gioiellino...

domenica 5 maggio 2013

[RECE] Superman - Terra Uno: Volume 2



Il progetto “Terra Uno” è la controparte DC (ma questo non lo diranno mai) dell’universo Ultimate della Marvel. Di base l’idea è la stessa, un effettivo reboot (e non un semplice starting point come un “New 52” o un “Marvel Now”), finalizzato a svecchiare i propri personaggi facendo piazza pulita della continuity e approcciandosi a loro con un punto di vista più moderno.
A differenza della Marvel però la DC ha creduto decisamente poco nel progetto, visto che di Superman esistono solo due volumi, uno di Batman (scritto da Geoff Johns e disegnato dall’eccellente Gary Frank), e un attesissimo ma continuamente rimandato volume di Wonder Woman, scritto da sua maestà Grant Morrison, che dovrebbe (ma ci si crede poco) uscire nel corso di quest’anno.
La DC li ha pubblicati come fossero degli elseworld, senza creare un universo completo come la controparte. Il perchè di questa scelta mi è abbastanza oscuro. Quello che c’è da attestare è però la tiepida accoglienza che ha ricevuto il primo volume di Superman scritto, come questo, da J. Michael Straczynski e disegnato da Shane Davis. Non perchè fosse brutto, ma semplicemente non diceva nulla di interessante. Al contrario, il Batman di Johns (recentemente ristampato dalla Lion) ha fatto il suo discreto lavoro, senza strafare ma facendo le cose fatte bene (Johns in questo è impeccabile).
Questo volume due di Superman mi ha invece particolarmente soddisfatto. Dopo la delusione del capitolo precedente sono partito molto prevenuto, ma sono stati fatti parecchi passi avanti.
L’approccio al personaggio è decisamente più interessante: il protagonista è più Clark Kent che la sua controparte svolazzante, un Kent giovane e decisamente sofferente, costretto controvoglia a rimanere nascosto per non fare scoprire il proprio potere, invece manifestato con enorme potenza una volta in divisa. Si vedono i problemi che questa vita gli porta, tra problemi sentimentali a problemi... pratici (non vi dico di cosa si tratta di proposito :-) ). Una sceneggiatura fatta meglio però non è bilanciata nella parte grafica: Davis è notevole, ma in alcuni frangenti è ancora un po’ acerbo, sopratutto nelle parti più dinamiche, in cui è fors eun po’ granitico. Un altro punto negativo è il villain scelto, che sostanzialmente ha la funzione di pungiball per l’uomo d’acciaio, un personaggio poco significativo e decisamente non contestualizzato.
Nonostante non sia per nulla perfetto, è una lettura che consiglio, anche perchè è leggibile tranquillamente anche se non si è letto il primo volume (le conoscete le origini di Superman, no?). Nota finale, la comicità in cui la Lion è riuscita a cannare il layout del volume. Confrontare con il primo per credere.

mercoledì 1 maggio 2013

[RECE] Le Streghe di Salem

Dopo la cocente delusione di Iron Man 3, un filmetto divertente ma che non lascia nulla (se non un po' di fastidio per alcune scene del tutto gratuite), un po' di soddisfazione mi serviva.

E mi è arrivata dal caro Rob Zombie, con il suo sesto lungometraggio.
Dopo l'acerbo ma interessante debutto con "La Casa dei 1000 Corpi" (esplicito tributo al "Non Aprite Quella Porta" di Tobe Hooper), il suo meraviglioso sequel "La Casa del Diavolo" (che trasudava Carpenter da tutti i pori, ibridando horror e western come -quasi- solo il Maestro sa fare), il discusso (ma personalmente molto apprezzato) remake di "Halloween" e il suo sequel, e il misconosciuto (ma abbastanza trascurabile, sinceramente) film animato, tratto dal suo fumetto "The Haunted World of El Superbeasto", Zombie torna dietro alla macchina da presa per tributare un tipo di horror completamente diverso dal suo solito.

"Le streghe di Salem" racconta di Heidi, un DJ Rock interpretata da quella gnocca di sua moglie Sheri Moon, di cui abbiamo una diapositiva con il maritino, che viene posseduta dalla reincarnazione di una setta di streghe bruciate al rogo secoli prima nella sua città, appunto Salem.
Sulla trama in se non c'è un granchè da dire, la storia è abbastanza semplice, con pochissime ambientazioni e personaggi, ed è una classica storia di possessione. Quello di cui vale la pena raccontare è il modo.
Va detto subito, "Salem" non è un film per tutti i palati, e per questo ha ricevuto una tonnellata di critiche negative. Non concede nulla al pubblico, ma è un'evidente esperimento del regista alla ricerca di uno stile estetico proprio, legato indissolubilmente agli autori che venera (in questo caso,fra gli altri, Fulci, Kubrick -tantissimo-, Argento, Polanski) ma con un tocco personale innegabile. E' un piccolo film, non ambizioso e senza volontà di esserlo, girato con due soldi e pochissimi mezzi ma con una gran voglia di giocare con il cinema.
L'orrore che Zombie ricerca nel film non è quello splatter e grandguignolesco a cui ci ha abituato nei film precedenti e che ormai è la regola negli horror più recenti, ma quello psicologico. La discesa nella perdizione di Heidi ha una potenza enorme, e crea uno stato di ansia perenne per tutta la pellicola. E, va detto, la Moon fa anche la sua discreta figura (certo aiutata dal regista che non di dimentica mai di ricordarci chi è che si porta a casa la sera, forse anche troppo). Si vede un ritorno all'immagine come stimolo orrorifico come non se ne vede da un po' al cinema. Un orrorifico sicuramente bizzarro, di chiarissima ispirazione settantiana, forse un po' camp in alcuni punti.
D'altro canto, senza nascondersi dietro un dito, il film è tutt'altro che perfetto o grandioso. I pochi mezzi con cui è stato fatto si vedono, alcune scene sono realizzate in maniera abbastanza sciatta, tanto da ricordare i b-movie degli anni '80. Problema più grave sono alcuni dialoghi decisamente imbarazzanti, una cui maggior cura avrebbe solo giovato. E, sopratutto, il finale, che suona un po' troncato... forse un cinque minuti in più per spiegare la risoluzione della vicenda non avrebbero fatto male.
Non è l'horror dell'anno (così, su due piedi, lo sarà il remake de "La Casa"), e nemmeno il suo film migliore ("La Casa del Diavolo" è nettamente superiore), ma la prova che Zombie si è rivelato un autore da tenere d'occhio, che sta percorrendo un percorso che potrebbe portare a qualcosa di decisamente interessante, in un periodo in cui putroppo siamo abituati ad horror plastificati e decisamente poco stimolanti.

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