mercoledì 30 marzo 2011

[RECE] Sucker Punch

Zack, ti voglio bene.
Ripercorriamo la carriera di quest'uomo: esordisce con "L'alba dei Morti Viventi", remake di "Dawn of The Dead" (Zombi) del maestro George Romero, da cui trae un opera personalissima, fracassona e terribilmente divertente, con un incipit incredibile (le riflessioni politico-sociali le ha lasciate al maestro, meglio così che cercare di imitarlo e finire nel ridicolo, vero Samuel Bayer di "Nightmare"??).
Successivamente adatta per il grande schermo "300" di Frank Miller (uno dei lavori "minori" dell'autore) traendone un film controverso, molto spesso frainteso e non capito, soprattutto da una frangia delle critica non capace di guardare più in là della punta del suo naso. A partire da questo inizia a definire con precisione lo stile dei film a venire: fotografia folle, uso massivo del green screen, rallenty usato a mani basse ma con criterio, regia molto movimentata, ritmo sostenuto e mai noioso, scene d'azione tamarrissime.
L'opera successiva è quella più discussa, cioè l'adattamento cinematografico di "Watchmen". Non farò il discorso su cosa sia "Watchmen" per il popolo dei lettori di fumetti, ma credo di poter affermare che abbia tratto da quel capolavoro il miglior film possibile, tagliando cose sensate, cambiando alcuni particolari (sopratutto il finale) che hanno rispettato il cambio di media. Credo che il flop al botteghino del film sia da imputare alla cattiva campagna pubblicitaria più che a uno scarso valore del film.
Infine esce "Il regno di Ga'Hoole - La leggenda dei guardiani", film d'animazione in 3D adattato da una serie di libri fantasy per ragazzi, in cui il suo contributo è sicuramente minore di quello che ha messo nei film in live action, ma che firma con la battaglia finale, che ricorda moltissimo 300 per ritmo e epicità (ma devo dire che nel complesso il film non mi ha soddisfatto granchè).
E poi questo. Finalmente un film SUO, che non fosse un remake o un adattamento, e che contiene tutto Snyder. Il regista ha uno stile che si ama o si odia (devo dire da che parte sto?), dannatamente moderno, roboante, in un certo modo tamarro (ma senza senso negativo), con una componente nerd non indifferente. E' stato definito un regista visionario, ma non sono troppo d'accordo con questa definizione. Sicuramente non si applica ai film precedenti, visto che ha trasposto ambientazioni già esistenti. In questo invece c'è molta roba sua, ma è un collage di elementi preesistenti.
In due parole, la storia: la protagonista è una ragazza che dopo la morte della madre si ribella al partrigno e per sbaglio uccide la sorella nel tentativo di difendersi. Il patrigno la fa internare come pazza in manicomio per liberarsi di lei, e godere indisturbato dell'eredità della madre (notare, tutta questa sequenza è praticamente muta, ed ha un'intensità paragonabile a quella degli irraggiungibili, IMHO, titoli iniziali di Watchmen).
Da qui parte un viaggio nella mente delle ragazine detenute, che creano un'illusione collettiva (apparentemente :-) ) in cui si vedono come delle ragazze in un bordello, schiavizzate dalla versione immaginaria dell'inserviente del manicomio, nel ruolo di pappone. In questo mondo immaginario cercano di scappare dalla struttura, e per farlo creano un ulteriore mondo di illusione, in cui diventano delle guerriere armate e pericolosissime, che devono recuperare una serie di oggetti per riuscire nel loro piano.
A grandi linee la struttura narrativa ricorda Inception (anche se, essendo stato concepito dal regista ancor prima di Watchmen, una vera connessione non esiste), con due grandi differenze: 1) è molto più chiaro 2) i vari livelli si sovrappongono simultaneamente, gli eventi non sono separati.
Questo desiderio di liberta da parte delle ragazzine si concretizza tramite un immaginario squisitamente videoludico, marcato in modo evidente dallo stile dei combattimenti e delle varie ambientazioni, ma sopratutto dalla struttura "a quest" della storia. Inutile parlare della qualità degli effetti speciali, che anche se inferiori a Watchmen riescono a creare in maniera molto efficace le ambientazioni immaginarie delle protagoniste.
La cosa "strana" del film è l'alternarsi fra sequenze tamarrissime (ma orchestrate magistralmente) e momenti decisamente densi e cupi, sopratutto grazie ad un antagonista con i controcazzi (non andrò nei dettagli per non spoilerare).
Come sempre nei film del regista, la colonna sonora ha una presenza "importante", ma in questo ho trovato un paio di scelte un po' forzatine e su questo aspetto non mi ha fatto impazzire.
Comunque nel complesso mi è piaciuto parecchio, e credo che la visione in sala sia un'esperienza migliore di quella casalinga, perciò andate a vederlo...
Adesso lo aspettiamo al varco con il nuovo Superman, che ha decisamente bisogno di una svecchiata e di un trattamento più dignitoso di quello che ha avuto con Bryan Singer cinque anni fa...

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